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Gioie… anzi, dolori dei Social Media Specialist (PRIMA PARTE)

Da tanti, tanti mesi (ancora prima del blog di Brands Invasion) mi balena nella testa un pensiero: quello di mettere nero su bianco le gioie… anzi, i dolori della professione del Social Media Specialist (o Manager, che dir si voglia). Perché, diciamolo, le gioie sono tante… ma lo sono anche le difficoltà! E pur avendo di tanto in tanto occasioni di confronto e dialogo con chi svolge il mio stesso lavoro, ironicamente spesso proprio sui canali in cui svolgiamo le nostre attività social e di cui a volte ci lamentiamo, sogno da tanto di raccogliere in un post le impressioni dei miei “compagni di sventure”, amici, colleghi, social friends.
 Ma partiamo con ordine, chi sono i Social Media Specialist?
Per fare questo, in stile “La cosa social”, ve li presento così:
Social Media Specialist, photo via: pcyi.wordpress.com
Per essere sintetici e non togliere spazio al resto del post cercherò di creare una definizione ad hoc: il Social Media Specialist è colui che cura la comunicazione di un brand, azienda o prodotto tramite i canali social media (ovvero social network, blog, community).
Non me ne voglia il ragazzino della foto ma… dai, non siamo così brutti, nerd ed esauriti! Magari siamo a volte un po’ sopra le righe, un po’ “geek” e un po’ perseguitati da un senso di incomprensione (da qui l’immagine che vedete sopra, assolutamente veritiera!).
 Detto questo: sia ben chiaro che AMO tantissimo il mio lavoro e non lo cambierei con nessun altro e che le soddisfazioni sono davvero tante. Ma alcune difficoltà pratiche, tecniche e a volte organizzative sono innegabili. Basti pensare a improvvisi aggiornamenti che ti stravolgono il lavoro, i twitter trends cretini che ci perseguitano, collegamenti social che non funzionano, tool “fasulli” o, più “banalmente”, critiche feroci e ingiustificate a cui far fronte in una giornata in cui ti sei già svegliato di pessimo umore.
 Ma non voglio anticiparvi troppo… e allora cedo la parola ai miei amici, colleghi e social friends che hanno gentilmente aderito alla mia pazza idea di raccontarsi.
Pronti a… un’invasione di onesti, sinceri, divertenti sfoghi social? (divisa in due parti… sono tanti i contributi!)
Ivana De Innocentis (Social Media Specialist, Brands Invader “Capo”)

Social Media Specialist (immagine da gapingvoid.com)
Raccontatemi 5 situazioni o aneddoti negativi, catastrofici o tragicomici che vi sono capitati, in cui vi imbattete nel corso delle vostre attività social o qualsiasi cosa che riguardi la vostra professione e il vostro settore e che proprio non vi va giù.

 

Michele MannucciMichele Mannucci – Communication Manager e Social Media Expert, La Cosa Social – www.lacosasocial.it
1) Lavorando molto in progetti internazionali per la Pubblica Amministrazione, mi parte un urlo di dolore ogni volta che scopro una PA che gestisce profili Twitter con un rapporto follower-following 10.000:1, manco fosse una Twitstar. Sei un’istituzione che eroga servizi per il cittadino? Apri account sui social sbandierando un grande interesse per quest’ultimo? Non dico che tu debba followare tutti quelli ce ti seguono, ma possibile che non valga la pena seguire opinion leader, stakeholder e partner progettuali al fine di valorizzare sforzi comuni e costruire nuove sinergie? La timeline di Twitter non è la succursale della tua bacheca news, sallo!
2) Non amo per niente i social-cosi “wanna be”, quelli che senza aver alcuna (vera!) competenza tecnica o comunicativa si buttano nella mischia pensando che a una grande visibilità corrispondano grandi possibilità lavorative. Ragazzi, mi spiace, questo tipo di presenzialismo genera solo rumore e voglia di mettervi le mani addosso; sloggatevi, studiate un (bel) po’ e poi rientrate in partita (questa volta magari in punta di piedi).
3) Mi stupisco di come la maggior parte degli scambi tra (pseudo) professionisti sui social si basi su un “support for support” (citazioni reciproche a iosa, scambi di backlink interessati, etc.) che nel 90% dei casi non genera alcun valore aggiunto (condividendo entrambe le parti gli stessi identici network e non influendo tutto ciò sul posizionamento delle risorse esterne se non in minimissimissima parte). Qual è il ritorno delle energie investite, a parte una repentina ipertrofia dell’ego?
4) Rido come un matto ogni volta che in TL mi si para davanti un adepto della Chiesa del Santissimo Indicatore. Non parlo del consulente tecnico che sottolinea la necessità di avvalersi delle metriche nel nostro lavoro (presente! ;-), ma del pazzo che a fronte dell’unico case-study che ha redatto esige che tutte le campagne SMM altrui vengano validate alla luce di quest’ultimo. Brrrrr, mi fate quasi paura °_°
5) Ma soprattutto, io odio, odio, odio, odio, odio tutti quelli che sui social si prendono troppo sul serio, che siano persone, brand, PA o quant’altro. Vivete più rilassati, sperimentate, provate, osate. La comunicazione web ha i suoi indicatori ma non è una scienza esatta, e non danno una medaglia al primo arrivato (se questo non si porta dietro il suo pubblico 😉 ).
Irene RovaiIrene Rovai – Community manager, we+ e yoo+ www.yooplus.com
1) Spiegare ad amici e parenti quello che fa un community manager è sempre un’impresa: secondo loro, gioco su Facebook tutto il giorno e scrivo inutilità su Twitter. Insomma, per loro, il mio non è un vero lavoro. E spiegare ai clienti che devono scrivere 2 righe di accompagnamento quando condividono un link su Facebook è pura fantascienza!
2) Se c’è una cosa che non sopporto è quando non viene rispettata l’etichetta sui social. Come le aziende che su Facebook hanno un profilo personale (e non una pagina!): non è molto “socially” correct e se sei loro amico ti riempiono di messaggi promozionali. Conosco web agency e aziende di pubblicità che agiscono così… poveri i loro clienti! Oppure chi scrive tutto in maiuscolo: non capiscono che è come URLARE?!
3) Il narcisismo ai tempi dei social media si traduce in raffiche di autoscatti: sembra impossibile, ma tutti ci cascano prima o poi, non solo i teenager ma anche le persone più adulte. E’ imbarazzante vedere sui profili Instagram, Twitter e Facebook solamente autoscatti al mare, in bagno, al computer, in palestra, accompagnati da status altrettanto imbarazzanti. E penso: “Ma non avete amici e parenti con cui fotografarvi? Ma davvero il mondo gira solo intorno a voi stessi?”
4) L’autoreferenzialità della “casta degli influencer” (o detti tali): sembra un cerchio chiuso, dove sempre le stesse persone si parlano tra loro, si ritwittano, si mettono “like” a vicenda. Guai ad inserirsi nelle loro conversazioni o porre loro delle domande: rischi di essere etichettato a vita “intruso”!
5) Gestire le crisi sui social network è sempre una sfida per me: se un utente offende gratuitamente, vorrei tanto rispondergli per le rime. Ma mi mordo la lingua: in fondo rappresento un’azienda e il cliente ha sempre ragione… ma che pazienza ci vuole!
Nicola CarmignaniNicola Carmignani – Social Media Specialist freelance – Uno Spreco di Bit www.nicolacarmignani.it
1) Quante volte capita di dover ripetere la risposta agli utenti che su Facebook ti chiedono la stessa cosa alla quale hai risposto nel commento immediatamente sopra? Mah!
2) – Il mio lavoro consiste nel supportare, assistere e fare da consulenza alle aziende per promuovere la propria attività online attraverso operazioni di web marketing e mi occupo anche di comunicazione e brand reputation sui social network attraverso campagne pianificate e strategie ben definite. – “Ah, quindi fai i siti?” – DOH!
3) Proprio non riesco a digerire quelli che: “guarda, io Twitter non lo capisco”. – Ma sei iscritto?
Risposta 1) NO. – Ecco, allora…
Risposta 2) Sì.
– Nicola: Hai provato a usarlo? No.
– Nicola: Hai letto qualcosa su come funziona e si usa? No.
– Nicola: Sai almeno che dovresti seguire i profili che più ti interessano, scrivere ciò che ti passa per la testa e condividere quello che leggi e che ritieni interessante? Ah sì… ma non è come Facebook.
– Nicola: ‘-.- (silenzio imbarazzante…)
4) Con gli amici: “Oh, ma quanto si asociale! Sempre con quel telefono in mano…” – Eh no, se fossi stato davvero asociale sarei rimasto a casa. Invece sono qui con voi e con tutti i miei follower, quindi sono “multisociale“, solo che voi non lo apprezzate! 😉
5) Ok, confesso che non sopporto chi ti chiede l’amicizia su Facebook e dopo neanche 20 secondi che hai accettato, ti riempie di richieste per diventare fan delle sue millemila pagine. Magari aspetta qualche giorno: un po’ di ritegno, almeno può sembrare che ti sei interessato davvero a chi sono, cosa faccio e cosa potrebbe piacermi!
Giusy CongedoGiusy Congedo – Community Manager, Freelance + Delegato HootSuite per l’Italia
1) Patisco un po’ la menzione (su qualsiasi social) senza alcun preciso motivo… quando parte il “tag” compulsivo/impulsivo è la fine 😉
2) Il dare [troppa] importanza ai numeri e [delle volte] non ai contenuti, fa venire a galla lo spirito di ragioniera che è in me, anche se ahimè… lo devo ammettere… i numeri fanno sempre la differenza!
3) Mi hanno insegnato che è opportuno esser capaci di “comprendere appieno lo stato d’animo altrui, sia che si tratti di gioia, che di dolore… andare non solo verso l’altro, ma anche portare questi nel proprio mondo”: dicasi, in una parola, “empatia” (cit. wikipedia). Sì, ok. Perfetto! Ma… ogni tanto facciamo (o almeno proviamo) a fare uno scambio?!? Così… per gradire!
4) Non avere orari “fissi”  e prolungare le sessioni di lavoro nelle ore notturne è deleterio per la mia incolumità fisica 😛 Per carità… lo adoro e devo dire che il più delle volte sono più produttiva in zona “p.m.”, ma in alcuni momenti invidio le famose “8 ore d’ufficio”, che ti permettono di dedicarti ad altro quando rientri in casa. Sì, lo so… la parola chiave è “organizzazione”, ma siamo qui per sfogarci, o no?! 😛
5) Come nella vita reale me ne sto alla larga dai saccenti, se poi son sui social è ancora peggio! Meglio stare ad una distanza di sicurezza che superi di gran lunga i “2.0”… metri 😀
Lorenzo FantoniLorenzo Fantoni – giornalista e social media strategist freelance www.n3rdcore.it
1) I clienti che non sanno cosa è peggio per loro. Una volta mi è capitato un cliente che a Natale voleva mettere la foto di un paio di mutande oscene fatte a forma di elefante (lascio immaginare cosa doveva stare nella proboscide) con la scritta “Buono sconto a chi le riempie per bene!”. Ci ho messo una giornata a fargli capire che non era il caso.
2) Il cliente a cui proponi una campagna pubblicitaria a costi contenuti, magari su Facebook o GoogleAd e che sbotta: “Ma come! Pago già te per fare pubblicità!”
3) La tendenza alla “positività a tutti i costi” che sembra pervadere il settore dei “social cosi”, quei sorrisi ostentati, quelle risposte che non sono mai risposte, quel tentare sempre di scivolare intorno al dissenso, come se il mondo intero li stesse guardando e avessero paura di risultare scortesi.
4) Quelli che fanno social media marketing e puntano a farti mettere “mi piace” su ogni loro iniziativa, qualunque essa sia. L’interesse dovrebbe essere una conseguenza della bravura nel promuovere qualcosa non dato per scontato.
5) Il fatto che, lavorando come freelance, e spesso da casa, non esistano orari di ufficio, e alcuni committenti di facciano richieste “urgentissime che assolutamente devi fare entro ora” anche alle sette di sera, o dopocena, senza alcuno scrupolo.
 to be continued… 😉

 

 
10 commenti
  1. La prima parte mi sembra, immagino cosa ci aspetti con la seconda!
    Tommaso

    • Siamo felici che ti sia piaciuto! La seconda… beh, non potrà non piacerti! 😉

  2. La cosa divertente è che spesso si tratta degli stessi clienti che davanti all’investimento sulla rivista o sul quotidiano non fanno un fiato. Peccato poi la stessa editoria stia affrontando una crisi mai vista e che loro sembrano ignorarlo totalmente.
    Poi per i 30€ sul social network o 50€ per la campagna AdWords si fanno problemi. Incredibili dilemmi.

  3. Bellissimo articolo!Purtroppo in quanto community manager pure io, comprendo tutte le cose che avete scritto!Ma soprattutto quando Nicola dice “Oh, ma quanto si asociale! Sempre con quel telefono in mano…”..E’ la frase che mi sento dire a ogni cena!Posso fare mia la tua risposta?Semplicemente fantastica! 😉

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