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2013, l’anno del corporate blogging

Più o meno ogni anno sentiamo ripetere che i blog così come li conosciamo sono ormai in via di estinzione, schiacciati  sotto il peso dei social network della loro possibilità di fare “microblogging” sui propri pensieri, senza doversi sobbarcare l’onere di creare un testo più o meno lungo.
Non dimentichiamoci infatti che i blog, prima di diventare i palcoscenici di esperte di moda, amanti della cucina e opinionisti politici, erano nati come una sorta di diario personale aperto, e solo in seguito si sono evoluti come strumento di comunicazione online aziendale o come prodotti editoriali (sulla cui validità potremmo discutere a lungo), e con l’avvento dei social network e del social marketing è partita subito la gara ad annunciare la morte dei blog e la fine di un’era della comunicazione online.
Tuttavia su internet poche cose muoiono veramente, soprattutto quando incarnano un concetto, più spesso si evolvono, e pur avendo subito grandi modificazioni, i blog possono essere ancora un ottimo strumento per raccontare una storia personale, se non vostra, di sicuro della vostra azienda.
Sì perché mentre i giovani sembrano allontanarsi sempre di più da Facebook (sia per ricerca di novità, sia perché adesso ci trovano anche i loro genitori), chi fa della comunicazione un mestiere si è reso conto che il social marketing non è niente senza il “content marketing”, ossia quella strategia di marketing che cerca di appassionare gli utenti attraverso i contenuti, soprattutto quelli testuali.
E cosa meglio di un blog può aiutare in questo campo?
Sapete quante persone si fidano della pubblicità tradizionale? Pochissime e sono sempre meno mentre i blog, compresi i blog aziendali, sono visti come strumenti più diretti, più affidabili, con i quale creare un dialogo.
Sono una forma di pubblicità che piace perché non sparisce finito lo spot, ma rimane in rete, quindi si suppone che l’azienda la curi con attenzione, per non diffondere messaggi potenzialmente dannosi, e questo porta le persone a fidarsi.
La maggior parte degli utenti è portata a dare la propria fiducia o a conoscere un marchio attraverso articoli e post, anche non strettamente situati sul sito aziendale, più che attraverso il classico messaggio pubblicitario. Ecco perché bisogna rivalutare l’importanza di un blog, che può essere più importante della pagina Facebook, e di sicuro è un ottimo strumento per affiancarla.
da inspirationfeed.comOvviamente il corporate blogging bisogna farlo bene, come già vi abbiamo spiegato. Sembra assurdo doverlo ricordare, ma l’interesse si ottiene con contenuti interessanti, ma spesso conta anche il chi, e non solo il cosa.
La competenza e la riconoscibilità dell’autore sono infatti un altro concetto chiave del corporate blogging. L’autore diventa una sorta di testimonial, sia perché si è guadagnato col tempo la fiducia dei lettori, sia perché gode di una propria fama (ma i testimonial occasionali lasciano il tempo che trovano anche nel content marketing).
Potrebbe dunque essere l’anno in cui scommettere su di loro. Pensare di contare solo sui social senza niente dietro è impossibile, perché altrimenti l’attenzione del pubblico se ne va veloce com’è arrivata. L’errore più grande che un marketer può fare è ritenersi più intelligente dei proprio clienti.
 Lorenzo Fantoni (Brands Invader)

 

(photo credit: http://blogs-images.forbes.com)
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